La proposta di legge elettorale...
Il tema politico di attualità in questi giorni riguarda la legge elettorale attualmente in esame alla Camera.
La proposta in discussione ha ricevuto alcune critiche sulle modalità che stabilisce per l’elezione dei candidati.
Essa, pur migliorando alcuni aspetti della precedente proposta, non ha risolto alcune criticità di natura tecnica su due punti di grande rilevanza: il numero dei candidati che può presentare ciascuna lista è sensibilmente inferiore al numero totale dei seggi di ciascuna Camera; e i collegi uninominali previsti, ritagliati in base al censimento del 1991, presentano significativi squilibri demografici.
La proposta di legge, istituisce un sistema elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 5%. Il territorio nazionale è suddiviso in 28 circoscrizioni a loro volta ripartite in 234 collegi uninominali (compresi quelli del Trentino-Alto Adige e della Valle d’Aosta). Stabilito il numero dei seggi spettanti a ciascuna lista in una determinata circoscrizione, i candidati che vengono eletti sono dapprima i vincitori dei collegi di quella circoscrizione (in base alle migliori percentuali ottenute), quindi i candidati della lista circoscrizionale secondo l’ordine di presentazione, e in ultimo i migliori perdenti dei collegi.
Il testo prevede che ogni lista possa presentare, in ogni circoscrizione, un numero di candidati «non superiore a un terzo (…) del numero dei seggi spettante, per ciascuna circoscrizione, alle liste circoscrizionali», ma in ogni caso non inferiore a due e non superiore a sei (fa eccezione il Molise che ha diritto a un solo candidato oltre a quelli dei collegi). Le liste bloccate, quindi, sono sufficientemente corte da essere riportate sulla scheda elettorale per facilitare la riconoscibilità dei candidati da parte degli elettori.
Tuttavia, la ristrettezza del numero dei candidati comporta un esito paradossale: una forza politica che ottenesse, sul piano nazionale, un numero di consensi superiore al 60% non avrebbe un numero sufficiente di candidati eleggibili in parlamento.
Per come è scritto il testo, un partito con molti voti rischierebbe di non avere abbastanza candidati da eleggere.
Infatti, a causa dei limiti imposti dalla legge, il numero di candidati che ogni partito può presentare nelle liste circoscrizionali per la Camera dei Deputati non supererà in nessun caso i 120 in ambito nazionale. Sommati ai 234 candidati nei collegi si ottiene un numero massimo di candidati di 354, pari al 56% dei seggi dell’intera Camera (un’interpretazione estensiva del comma riportato poc’anzi aumenterebbe questo numero a 376, ma ciò non cambia la sostanza del ragionamento). Discorso analogo per il Senato, con numeri ovviamente differenti.
Il problema potrebbe apparire formale più che sostanziale, benché la coerenza formale di una legge sia tutt’altro che un orpello. Diventa di sostanza, tuttavia, a causa della possibilità, prevista dal testo, della doppia candidatura in un collegio e in una lista circoscrizionale. Ciò significa che il numero complessivo dei candidati per ogni lista sarà, presumibilmente, inferiore a 354. Nel caso in cui un partito candidasse nei collegi uninominali tutti i 120 nomi dei listini quel numero si ridurrebbe da 354 a 234: cioè il 37% dei seggi alla Camera, una percentuale ottenibile anche con meno del 37% dei voti dal momento che la soglia di sbarramento sovra-rappresenta i partiti che la raggiungono.
La proposta di legge specifica che, qualora il numero dei candidati in una circoscrizione per una lista sia inferiore al numero dei seggi che a essa spettano, i seggi che mancano saranno assegnati alla stessa lista in altre circoscrizioni. Il testo non prevede, tuttavia, l’ipotesi che in ambito nazionale una lista ottenga un numero di seggi superiore al numero dei candidati presentati, e quindi non fornisce soluzioni a riguardo. Eliminare la possibilità di doppia candidatura o limitarla a un solo nome del listino ridurrebbe, non eliminandola del tutto, la probabilità che si verifichi tale eventualità.
La proposta di legge elettorale delega al governo (e, quindi, agli esperti del ministero dell’Interno) il disegno dei collegi uninominali. Il decreto legislativo dev’essere adottato entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge. Il testo, cautelandosi in vista dell’imminente fine della legislatura (febbraio 2018, salvo scioglimento anticipato delle Camere), ha stabilito dei collegi validi per le prossime elezioni politiche: essi coincidono, per la Camera, con i collegi previsti dal Mattarellum per il Senato (in entrambi i casi sono 225, oltre quelli del Trentino-Alto Adige e della Valle d’Aosta), mentre per il Senato sono ricavati a partire dagli accorpamenti dei collegi della Camera.
I collegi sono quelli disegnati nel 1993, con conseguenti squilibri demografici e territoriali